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nuove linee guida nella prevenzione ist

Novità nella prevenzione delle IST

Negli ultimi anni le infezioni sessualmente trasmesse (IST) batteriche come clamidia, gonorrea e sifilide sono aumentate, soprattutto tra le persone più giovani e tra chi ha una vita sessuale attiva con più partner. Ciò non significa che dobbiamo smettere di fare sesso, ma che servono strumenti di prevenzione più realistici, basati su come le persone vivono davvero la propria sessualità.

Proprio per questo la Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali ha pubblicato nuove indicazioni su come fare prevenzione oggi, affrontando temi centrali come lo screening delle IST senza sintomi e l’uso della doxiciclina come prevenzione dopo i rapporti.

Un punto chiave è che non tutte le IST asintomatiche sono automaticamente pericolose. Infezioni come clamidia e gonorrea spesso si risolvono spontaneamente nel giro di pochi mesi. Fare test troppo frequenti, senza una reale indicazione, può portare a trattamenti inutili e aumentare il rischio di antibiotico-resistenza. 

Lo screening per clamidia e gonorrea è raccomandato una volta all’anno per le persone sotto i 25 anni e per le popolazioni più esposte, come uomini gay e bisessuali che fanno sesso con uomini, persone trans e gender diverse, sex worker e persone che vivono con HIV o usano la PrEP. Non è invece consigliato fare test ogni tre mesi in assenza di sintomi, nemmeno per chi è in PrEP. Per la sifilide il discorso è diverso: è un’infezione sistemica che può avere conseguenze importanti, quindi il test resta fondamentale. In generale è consigliato almeno una volta all’anno, o ogni sei mesi se il rischio di esposizione è più alto. 

Negli ultimi anni si è parlato molto di doxyPEP, cioè l’uso della doxiciclina dopo i rapporti sessuali per ridurre il rischio di alcune IST. Assunta entro 24 ore (e comunque non oltre 72) dal rapporto, ha dimostrato di ridurre in modo significativo clamidia e sifilide. L’efficacia contro la gonorrea è più variabile e dipende dalle resistenze presenti in una determinata area.

La doxyPEP non è pensata per tuttə, ma per situazioni specifiche: periodi con molti partner in poco tempo, sesso di gruppo, chemsex o una storia recente di più diagnosi di IST. Deve essere sempre accompagnata da un confronto informato con il personale sanitario, per valutare benefici, limiti e possibili effetti collaterali.

Queste indicazioni hanno un impatto importante sull’organizzazione dei servizi di prevenzione. Oggi molti ambulatori PrEP, sia ospedalieri sia community-based, faticano a rispondere alla crescente domanda: liste d’attesa, appuntamenti ravvicinati e carichi di lavoro elevati rischiano di limitare l’accesso, proprio mentre sempre più persone vorrebbero iniziare la PrEP. Ridurre gli screening non necessari e passare a controlli meno frequenti ma più mirati può rendere i servizi più sostenibili, liberando tempo e risorse per ampliare il numero di persone che possono accedere alla PrEP e alla prevenzione.

In questa transizione il ruolo di peer counselor e personale sanitario sarà centrale. Accompagnare le persone verso uno screening annuale o semestrale richiede ascolto e fiducia. Per alcunə utentə, infatti, il controllo trimestrale non risponde tanto a un reale beneficio clinico quanto al bisogno di gestire ansia, paura o insicurezza legate al sesso e alle infezioni. Riconoscere questo aspetto non significa sminuirlo, ma affrontarlo in modo più efficace, spostando il focus dal test come rassicurazione a una visione della salute sessuale incentrata sul piacere più che sul rischio.

Nel complesso, l’approccio proposto mette al centro l’autonomia e il benessere delle persone, ma anche la sostenibilità del sistema. La prevenzione funziona davvero se si basa su informazioni corrette, accesso equo ai servizi e possibilità di scegliere consapevolmente.

Illustrazione di Fabrizio Costantini